lunedì 29 ottobre 2007

L’inflazione fa calmierare i prezzi degli alimentari in Russia

Alla luce delle crescenti spinte inflazionistiche che stanno incidendo soprattutto sul comparto alimentare, i più grossi produttori del settore hanno siglato un accordo che congela, almeno temporaneamente, i prezzi dei beni di prima necessità.
Il patto, che dovrebbe rimanere in vigore sino al febbraio 2008, è limitato ad alcune qualità di pane, latte, uova e olio di semi. Nel mese di settembre tali categorie merceologiche hanno subito aumenti che vanno dal 7,5 al 13 p.c, mentre aumenti minori, ma comunque al di sopra del tasso programmato d’inflazione, hanno interessato oltre il 90% del paniere alimentare.
All’accordo fanno eco le misure adottate a livello regionale in numerosi soggetti della Federazione. Le autorità locali sono infatti decise ad utilizzare la leva normativa per porre limiti ai massimali di mark-up applicabili da rivenditori al dettaglio dei prodotti alimentari.
L’inflazione programmata dal governo per l’anno 2007 è pari all’8 p.c., un punto sotto al dato del 2006. Negli ultimi giorni, il Ministero per lo sviluppo economico ha ammesso che sarà impossibile rispettare tale soglia, visto che già oggi l’aumento medio dei prezzi registra un valore del 7,5 p.c. su base annua, con un balzo record dello 0,8 p.c. nel solo mese di settembre. Tali dinamiche non venivano registrate in Russia dal lontano 2000. In seno all’esecutivo vengono ora valutate le possibili misure riparatrici, dagli interventi restrittivi nella legislazione antimonopolistica, che riducano dal 35 al 20% la quota massima di un operatore nel mercato della distribuzione, a un significativo aumento del dazio sull’esportazione del grano, agli aiuti fiscali ai coltivatori.
Qualsiasi strumento venga adottato, la sua efficacia sarà messa a dura prova dal deciso aumento dei prezzi mondiali dei cereali e, sul fronte interno, dalla crescita della massa monetaria imputabile alle quotazioni record dei vettori energetici. Anche alla luce dell’inevitabile espansione della spesa pubblica in vista delle tornate elettorali, il rischio che il paese entri in una spirale inflazionistica è elevato. Solo un radicale potenziamento del settore primario potrà costituire una soluzione valida a lungo termine.

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