venerdì 14 marzo 2008

Russia - Georgia: continua la guerra del vino

Il vino georgiano non tornerà sulle tavole russe, almeno nell'immediato futuro. Lo ha affermato Ghennadij Onichenko, direttore del Rospotrebnadzor (Ente federale di controllo dei diritti del consumatore e della sanità).
Il 15 marzo ricorre il secondo anniversario del divieto, posto ai produttori vitivinicoli georgiani, di introdurre le proprie bottiglie nel mercato della Federazione Russa. Una misura analoga venne adottata anche nei confronti dell'import moldavo.
Già nel 2007, si avviarono consultazioni finalizzate alla cessione dell'embargo, ma mentre la Moldavia ha ottenuto il placet di Mosca nel dicebre dell'anno scorso, le etichette georgiane continuano ad essere bandite da quello che è storicamente il loro mercato principale.
Secondo la versione ufficiale, il vino georgiano manca di soddisfare i controlli di qualità russi, ma sono pochi a dubitare che il dievieto sia in realtà imputabile alla contrapposizione politica tra Tbilisi e il Cremlino, che ha fatto precipitare le relazioni tra i due Stati.
Il movente politico è testimoniato anche dal recente sdoganamento, da parte delle autorità di Mosca, della produzione vitivinicola della piccola Abkhazia, repubblica autonoma stretta tra la Russia e la Georgia e non riconosciuta da quest'ultima.
I vini georgiani hanno sempre occupato un segmento rilevante del mercato russo, con un posizionamento trasversale, dalla fascia bassa alla medio-alta. La loro scomparsa dagli scaffali e carte dei ristoranti ha favorito il rafforzamento dei produttori esteri, in particolare sudamericani e spagnoli.
Redazionale, da materiale http://www.regnum.ru/

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