domenica 27 luglio 2008

Bulgaria: nuovo centro commerciale per oltre 100 milioni di euro a Sofia

(ICE) - ROMA - E' stata avviata la costruzione del Mall Bulgaria a Sofia, in viale Bulgaria, per un investimento di oltre 100 milioni di euro.
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Il nuovo centro commerciale sarà aperto nel 2011 e gli investitori nel progetto sono le società LS Property e Salamanca Capital. Mall Bulgaria si svilupperà su una superficie totale di 140.000 mq, di cui 25.000 mq previsti per uffici e 33.000 mq di aree commerciali, che ospiteranno circa 140 negozi. Un terzo del centro è stato già affittato e uno tra i primi a prenotarsi è stato il gruppo francese Carrefour che aprirà il suo secondo (il primo è in fase di costruzione) ipermercato in Bulgaria su un'area di 5.600 mq.
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Mall Bulgaria è uno dei più importanti progetti della LS Property che ha dichiarato di voler investire complessivamente 450 milioni di euro nel settore immobiliare in Bulgaria.
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Fonte: www.ice.gov.it

Croazia: liberalizzazione del mercato degli immobili

(ICE) - ROMA - Da 1° febbraio 2009 i cittadini dell'UE avranno lo stesso trattamento dei cittadini croati nella compravendita di immobili. Questo deriva dalle disposizioni di cui all'articolo 60 dell'Accordo di stabilizzazione ed associazione (ASA) tra la Repubblica di Croazia e le Comunità Europee e i loro stati membri è entrato in vigore in data 1° febbraio 2005.
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Il documento contiene la piattaforma negoziale della Croazia sul quarto capitolo delle trattative con l'UE, quella sulla libera circolazione dei capitali. La posizione più interessante della Croazia si riferisce alla liberalizzazione del mercato croato degli immobili. La novità riguarda i cittadini dell'UE, mentre per gli altri stranieri rimarranno in vigore le norme vigenti (necessario il consenso del Ministro di Grazia e Giustizia).
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La liberalizzazione non deve riguardare i terreni agricoli né i boschi, come pure i terreni nei parchi nazionali. Per le zone agricole, la Croazia ha chiesto una moratoria di 12 anni dalla data dell'entrata nell'UE, per mantenere le limitazioni vigenti all'acquisto di tali immobili.
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Fonte: www.ice.gov.it

Progetto Balcani per le imprese emiliane

La Camera di Commercio in sinergia con Reggio nel Mondo S.r.l. - Agenzia per la promozione di Reggio Emilia, società partecipata dal Comune di Reggio Emilia e dall'ente camerale, e con le associazioni ed i consorzi del territorio reggiano propone tra le attività per l'internazionalizzazione del 2009 un approfondimento sull'area dei Balcani.

La realtà economica attuale sia in Croazia che in Serbia presenta potenzialità in molteplici settori, pertanto, tra le attività per l'internazionalizzazione del 2009, viene proposto un progetto articolato in varie azioni che permetta alle aziende un concreto approccio ai due mercati.

Alle aziende interessate è richiesto di fornire riscontro alla scrivente, entro il termine del 10 settembre 2008, inviando la scheda d'interesse scaricabile dal sito della Camera di Commercio www.re.camcom.it
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Fonte: www.emiliaromagna-pmi.it

Segnali di rallentamento anche per l’economia russa

I dati pubblicati dal Rosstat (Istituto di statistca della Russia) hanno dimostrato un rallentamento dell’economia russa nei primi sei mesi del 2008. La notizia è riportata dalle principali agenzie stampa.
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I primi segnali della frenata economica si sono manifestati già in aprile-maggio, con un significativo rallentamento degli investimenti, per poi confermarsi in giugno, cha ha visto una decisa decelerazione della produzione industriale (aumento inferiore all’1 p.c. su base mensile).
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Scendendo in dettaglio, si osserva come, nel periodo gennaio-giugno, gli investimenti sono cresciuti solo del 16,9 p.c., ben al di sotto dei valori registrati nell’analogo periodo del 2007 (+25 p.c). La produzione industriale è aumentata del 5,8 p.c. (7,1 p.c. nel 2007), col dato di giugno che ha raggiunto il minimo degli ultimi anni: + 0,9 p.c., destando particolare preoccupazione. Con l’aumento dei prezzi all’ingrosso del 28,1 pc.c negli ultimi 12 mesi, l’industria perde velocemente competitività nei confronti dell’import, non riuscendo ad assorbire le elevate quotazioni delle materie prime e dell’energia.
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Il commercio non sembra risentire in maniera così eclatante del rallentamento economico, con una crescita pari a 15,2 p.c. nei primi 5 mesi dell’anno (15,3 p.c. nell’analogo periodo del 2007). Tuttavia, anche in questo settore, giugno, segnando solo +13.8 p.c., si conferma come il periodo meno performante degli ultimi 18 mesi. Il rallentamento degli scambi commerciali è imputabile alla contrazione dei consumi di generi alimentari, maggiori vittime dell’ondata inflattiva, mentre per gli altri settori merceologici la crescita rimane sostenuta.
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Rallenta anche la crescita del settore servizi, che dimostra un modesto + 6 p.c. (7,8 p.c. nel 2007, solo 3,2 p.c. nel mese di giugno). Tale decelerazione va ricercata nella minore crescita reale dei redditi, rimasta ferma all’8,1 p.c. (9,5 p.c. nel 2007), raggiungendo il valore minimo proprio nel mese di giugno (+6,6 p.c.). A questo rallentamento si accompagna anche una contrazione del credito al consumo da parte degli istituti finanziari.
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L’inflazione continua la propria corsa, segnando, negli ultimi 12 mesi, un preoccupante +15,1 p.c., valore quasi doppio rispetto all’analogo periodo 2006-2007 (+8,5 p.c.).
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Lo stipendio medio in Russia ha raggiunto, nel giugno 2008, il valore di 17.808 rubli, pari a 490 euro (13.848 rubli nel giugno 2007). L’incremento nominale su base di 12 mesi è stato pari al 28,6 p.c., ma la corsa inflattiva ha annullato una buona parte di questo crescita e l’incremento reale si attesta sul valore del 12-13 p.c., inferiore quindi al 15-17 p.c. dimostrato nel 2007.
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Le importazoni hanno mantenuto un ritmo di crescita non diverso dal 2007 (+40 p.c.), mentre va segnalato un autentico boom delle esportazioni, aumentato di 4-5 volte (+44-51 p.c. rispetto al +9 p.c. del 2007). Tuttavia, le impressionanti entrate garantite dall’export di idrocarburi si depositano sui fondi del Ministero delle Finanze, senza effetti diretti sull’economia del paese.
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I numeri riportati, seppure altamenti positivi quando paragonati agli indicatori delle stagnanti economie ocidentali, dimostrano come la Russia non è rimasta immune agli effetti della crisi economica globale. Gli analisti di settore sono concordi nell’affermare che i preoccupanti dati di giugno costituiscono un serio campanello d’allarme per un paese che ha accumulato straordinarie ricchezze grazie all’export di materie prime, ma che si trova ad affronatare un’inflazione (quasi) galoppante e un settore industriale sempre meno competitivo a livello internazionale.
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Redazionale www.russiaexport.org da materiali www.newsru.com

mercoledì 23 luglio 2008

Romania: fondi per 263 milioni di € per progetti di energia rinnovabile

(ICE) - ROMA, 22 LUG - Le PMI e le grandi imprese possono beneficiare di cofinaziamenti nell'ambito del Programma Operativo Settoriale Crescita della Competività Economica (POS - CCE) per progetti di energia rinnovabile - ad esempio pannelli solari, installazioni geotermiche ed eoliche.
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Ogni progetto riceverà fino a 20 milioni di euro. Sono ammissibili i progetti con un valore totale inferiore ai 50 milioni di euro. I finanziamenti complessivi ammontano a circa 263 milioni di euro, di cui 223 milioni provengono dall'UE e i restanti 40 milioni dal budget nazionale e da quelli locali. Lo ha dichiarato il responsabile per le politiche energetiche del Ministero dell'Economia e delle Finanze, Cristian Georgescu.
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La valorizzazione delle risorse rinnovabili come fonti di energia rientra nell'Asse Prioritario 4 (crescita dell'efficienza energetica e della sicurezza delle forniture). Per perseguire l' obiettivo europeo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20% entro il 2020, la Romania si propone di accrescere l'impiego di fonti di energia rinnovabili fino ad arrivare al 24% del totale delle fonti energetiche, rispetto all' attuale percentuale del 17,8%.
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Fonte: www.ice.gov.it

L'Ice sostiene il settore agroalimentare alla fiera di Budapest

Nell’ambito degli interventi a favore del settore agroalimentare nell’area balcanica e nell’Europa centro orientale, l’ICE prevede la realizzazione di un Sistema Italia in Fiera presso l’”IFE FOODAPEST 2008”, manifestazione annuale che si terrà a Budapest dal 18 al 20 novembre 2008.

L’iniziativa - che punta a favorire lo sviluppo di sinergie tra aziende italiane e mercato locale - verrà realizzata attraverso l’allestimento di uno stand ICE con ufficio informazioni, catalogoteca e business point per le aziende partecipanti.

Le aziende interessate a partecipare all’iniziativa dovranno compilare la domanda di partecipazione e inviarla entro e non oltre il 28 luglio.

Per maggiori informazioni relative ai costi e la modulistica, clicca qui

Fonte: www.emiliaromagna-pmi.it, da materiali Eccellere.com

venerdì 18 luglio 2008

Documentazione necessaria per l’importazione di merci in Russia

Nonostante la semplificazione doganale in atto e i diversi programmi di collaborazione e scambio di informazioni operativi tra le autorità doganali dell’Unione Europea e i loro omologhi russi, l’attività di esportazione in Russia continua a presentare molti interrogativi ed incertezze per numerosi operatori economici nazionali. Naturalmente, il suggerimento che riteniamo più opportuno fornire, è quello di prestare una cura particolare alla scelta dello spedizioniere cui affidare il trasferimento della merce verso la Federazione Russa. Una pluriennale esperienza in questo mercato e la presenza di sedi proprie in Russia costituiscono gli indicatori più affidabili pre la scelta di un partner in grado di offrire un servizio sicuro ed efficiente.

Tuttavia, anche per le risorse interne all’azienda che desidera affacciarsi sul mercato russo, presenta un’indubbia utilità la conoscenza, almeno sommaria, delle tecniche doganali e della documentazione necessaria per avviare l’attività di export verso la Russia. Senza pretesa di offrire una risposta ad ogni interrogativo e ogni particolare caso, riteniamo quindi utile presentare un sommario della documentazione minima necessaria per l’introduzione di beni d’importazione nel territorio della Russia.

1) Contratto valido (originale + 2 copie validate dal timbro del soggetto ricevente).
2) Copia del passaporto della compravendita internazionale validata dalla banca, più copia validata dal compratore.
3) Documenti di trasporto più invoice (fattura) indicante tutti gli estremi del venditore e del compratore, il numero del contratto, prezzo e caratteristiche della merce, condizioni di fornitura. Tutti i dati contenuti nell’invoice devono corrispondere perfettamente ai dati contenuti nel contratto.
4) Traduzione dell’invoice, validato dal timbro del compratore e del venditore.
5) Certificati, licenze, alti documenti di autorizzazione (qualora richiesti).
6) Originale della documentazione attestante il pagamento delle tariffe doganali con la vidimazione della dogana attestante l’effettivo ricevimento dei pagamenti.
7) Informazioni sull’imballaggio, peso e quantità di colli per ogni fornitura attesa, per ongi categoria di merce (packing-list).
8) Altri documenti previsti nel contrato e nelle condizioni di fornitura. Ad esempio: certificati di assicurazione, certificati sui pagamenti anticipati, ecc.
9) Documentazione attestante il valore doganale della merce come, ad esempio: documenti di trasporto e assicurativi, dichiarazione doganale dello Stato d’origine, contratti con terzi se rilevanti, fatture per servizi di assistenza e brokeraggio doganale ecc. (Stante l’estrema importanza dell’argomento, esso riceverà una trattazione dedicata in separata sede).

Se la merce presenta caratteristiche tecniche particolari è sempre consigliabile accompagnarla con materiale esplicativo quale descrizione, disegni, o campioni disponibili. Infine, le copie di qualsiasi documentazione presentata, devono essere validate dal timbro del soggetto compratore.

Redazionale, www.russiaexport.org

Importazione di vino e materiale vitivinicolo in Russia: analisi del mercato e previsioni per il 2008.

Da un’analisi del mercato russo delle bevande alcooliche nel primo mese del 2008, si evidenzia un forte calo delle importazioni rispetto all’analogo periodo del 2007. Tuttavia, tale dato è imputabile a fattori tecnici e transitori del settore delle bevande alcooliche in Russia e non deve allarmare gli operatori economici. La domanda per la prodozione alcoolica e vitivinicola d’importazione continua a crescere in maniera sostenuta, tanto che per il 2008 è prospettbile una crescita del 12-18% dell’import.
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L’analisi delle importazioni relativa al gennaio 2008, seppure non indicativa delle effettive tendenze di mercato, può tuttavia essere utile per valutare la struttura dello stesso e il peso dei vari giocatori in campo, oltre che evidenziare i risultati consolidati del 2007.
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Quello trascorso, è stato un anno cotraddistinto da una forte crescita, soprattutto in alcuni segmenti, ma anche da un’evidente irregolarità nelle forniture che, dopo un buon risultato nel periodo gennaio-febbraio, ha condizionato negativamente i due trimestri centrali, per poi registrare un autentico boom di importazioni negli ultimi mesi. Proprio l’esistenza di cospicui stocks dal 2007 ha costituito il principale fattore di calo dell’import nel gennaio 2008. Vediamo ora in dettaglio i distinti segmenti del mercato.
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Importazione di vermut, vini liquorosi e vini aromatizzati in Russia
L’importazioni di vermut e vini liquorosi in Russia ha mostrato, nel 2007, una strabiliante crescita del 60 % rispetto al 2006. Tuttavia, i consumi non hanno conosciuto un aumento altrettanto deciso, confermado in linea di massima i dati del 2006. Questo spiega un crollo del 65 % delle importazioni nel gennaio 2008 rispetto all’analogo periodo del 2007, un crollo imputabile soprattutto alle performance negative dell’import dall’Italia (-67%) e dalla Bulgaria (-70%). Per l’anno 2008 è prevista una crescita non inferiore al 15%.
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Importazione di vini non mossi in Russia
L’importazione di vino i Russia ha conosciuto, nel gennaio 2008, un calo del 30 % rispetto al periodo analogo del 2007. Questo dato, se contestualizzato, non desta particolare preoccupazione: il primo quadrimestre del 2007 è stato caratterizzato da un eccesso di import che ha portato alla creazione di forti stocks. Il dato di gennaio, inoltre, non risente ancora della ripresa delle importazioni dalla Moldavia, dopo l’accordo sull’abolizione dell’embargo raggiunto tra Mosca e Chishinau.
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Per quanto concerna i dati per singoli paesi importatori, la dinamica del gennaio 2008 rispetto al gennaio 2007, e la quota di mercato di vini importati detenuta nel primo mese dell’anno in corso, sono state le seguenti:
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Bulgaria: - 40% importazioni, 30,6% quota mercato
Francia: - 29% importazioni, 18,12% quota mercato
Spagna: - 31% importazioni, 12,4% quota mercato
Germania: + 32% importazioni, 11,2 quota mercato
Italia: - 34% importazioni, 6,9% quota mercato
Chile: - 50% importazioni, 3,94% quota mercato
Argentina: - 50% importazioni, 3,72% quota di mercato.
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I dati in rosso non devono allarmare gli operatori: nei mesi a cavallo del 2006-2007, con l’imposizione dei divieti all’import di vino dalla Georgia e dalla Moldavia nel territorio della Federazione Russa, si verificò un comprensibile shift verso le importazioni dall’Europa e dal Sud America, che ora deve necessariamente compensarsi. Per l’anno 2008, è comunque prevista una crescita del mercato non inferiore al 12% rispetto ai valori del 2007.
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Importazione di champagne e vini spumanti in Russia
L’import di vini spumanti in Russia continua a crescere a ritmi molto sostenuti, tanto che nel gennaio 2008 è stato registrato un aumento del 36,7% rispetto al periodo analogo del 2007 (e di 2,2 volte rispetto al gennaio del 2006). Questi numeri sono tanto più impressionanti, considerata la già ottima performance del 2007, che ha registrato una crescita del 56%. La leadership della produzione italiana nel segmento è indiscussa.
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Per quanto concerna i dati per singoli paesi importatori, la dinamica del gennaio 2008 rispetto al gennaio 2007, e la quota di mercato di vini importati detenuta nel primo mese dell’anno in corso, sono state le seguenti:
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Italia: + 31% importazioni, 57,6% quota mercato
Francia: + 14,3% importazioni, 18,3% quota mercato
Ucraina: + 50% importazioni, 9,6% quota mercato
Ungheria: + 200% importazioni, 4,12% quota mercato
Australia: non presente nel 2007, 3,66% quota mercato.
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Negli ultimi anni, il segmento dei vini spumanti è quello più dinamico del mercato in Russia, e in tutte le fasce di prezzo si assiste a una parziale sostituzione dei vini non mossi con vini spumanti, nonostante sia presente anche una crescita assoluta dei primi. Per l’anno 2008, è prevista un’ulteriore crescita del mercato non inferiore al 30% rispetto ai valori del 2007.
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Importazione di materiale vitivinicolo in Russia
L’impotazione di materiali vitivinicoli in Russia nel gennaio 2008 riflette il periodo di assestamento di questo mercato dopo l’euforia della seconda metà 2006, sempre imputabile al blocco della produzione moldava e georgiana. Nel primo mese del 20087, l’import ha consciuto una contrazione del 45% rispetto all’anolgo periodo del 2007. Tra i paesi esportatori in Russia, mantengono le loro posizioni l’Argentina (31% del mercato), la Spagna (17,5%), l’Uzbekistan (13,2%), mentre è da segnalalare l’interessante performance del Portogallo che nell’arco del solo 2007 ha concquistato il 16,5% del mercato russo. Per l’anno 2008, è prevista una crescita non inferiore al 15% rispetto ai valori del 2007.
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Redazionale www.russiaexport.org, da materiali www.foodmarket.spb.ru, www.alconews.ru, www.napitki.ru, www.profnavigator.ru

Russia: previsti raccolti record di cereali

La stagione agricola 2008 potrebbe portare a raccolti record in Russia. La previsione divulgata dall’Osservatorio per il mercato agricolo è stata riportata da Lenta.ru.

Per la prima volta in 15 anni, il raccolto di cereali dai campi della Federazione Russa potrebbe superare i 90 milioni di tonnellate. Risultati particolarmente positivi sono attesi dalle regioni meridionali, come quelle di Krasnodar e di Stavropol, a forte tradizione agricola. Per il solo Distretto federale meridionale è previsto un raccolto di 29 milioni di tonnellate di cereali.

Ricordiamo che, dal 1 luglio 2008, Mosca ha abolito il dazio del 30 p.c. all’esportazione di grano e segale, istituito nel novebmre del 2007 per contrastare le spinte inflazionistiche sul mercato nazionale dei generi alimentari. Se le previsioni sui raccolti dovessero confermarsi, è ipotizzabile che la Russia possa esportare, nella stagione attuale, oltre 15 milioni di tonnellate di cereali.

Redazionale www.russiaexport.org, da materiali http://lenta.ru

giovedì 17 luglio 2008

Tre nuove zone economiche speciali (ZES) in Russia

Tre nuove zone economiche portuali verranno istituite sul territorio della Federazione Russa. La notizia, riportata da Ria Novosti, è stata diffusa dall’ufficio stampa del Ministero dei Trasporti della Russia.
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Le tre zone sono state individuate dal Ministero per lo sviluppo economico dell Federazione Russa, dal Ministero dei trasporti e dall’Agenzia federale per le zone economiche speciali, a seguito di una procedura concorsuale che ha visto la presentazione di 17 progetti.
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Tra le zone prescelte vi sono due aeroporti –quello di Krasnojarsk Emeljanovo, nella Siberia centrale, e Ulianovsk Est, nella regione del Volga, e un porto – Sovetskja Gavanj, sito nella regione di Khabarovsk, nell’estremo oriente della Russia. Le zone selezionate godranno di un finanziamento federale del valore di 15 miliardi di rubli (405 milioni di Euro).
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L’aeroporto di Kransnojarsk, già dotato di infrastrutture abilitate all’accoglienza di tutti tipi di aeromobili e di un cargo terminal dal potenziale di movimentazione merci di 85 mila tonnellata/annom, nei piani di Mosca è destinato a diventare il principale cargo hub del trasporto aereo tra l’Asia e l’Europa.
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Il potenziamento e lo sviluppo dell’aeroporto di Uljanovsk, anche’esso in grado di accogliere aeromobili di ogni classe, è stato deciso per garantire un migliore sfruttamento dell’industria aeronautica che possiede importanti sedi nella città.
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Il porto di Sov Gavanj, sito nell’estremità orientale della ferrovia Bajka-Amur (BAM), per la sua posizione strategica, è stato scelto come base ottimale per il potenziamento delle officine navali e lo sviluppo dell’industria di trasformazione ittica.
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Ai sensi della normativa vigente in materia di zone speciali, le aree portuali possono essere isituite nel territorio di porti e aeroporti per un periodo di 49 anni. Oltre alle tre zone portuali, nella Federazione Russa è in atto la creazione di sette zone turistivo-ricreative, quattro zone di ricerca applicata e due zone industriali produttive. Gli investitori residenti nelle zone economiche speciali, che possono anche essere soggetti esteri, godono di una serie di agevolazioni e sgravi fiscali e doganali, nonché incentivi paticolari per singole attività produttive.
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Nel triennio 2008-2010, la Russia prevede di investire 148 miliardi di rubli per la sola l’implementazione delle infrastrutture nelle ZES. Per l’autunno del 2008 è in programma un’ulteriore procedura concorsuale finalizzata all’individuazione di nuove ZES portuali.
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Redazionale www.russiaexport.org, da materiali www.rian.ru

Il mercato del childrenwear in Russia

Il settore moda e abbigliamento nella Federazione Russa è contraddistinto, ormai da varie stagioni, da una crescita costante e sostenuta. Tra i suoi segmenti, è da considerarsi particolarmente promettente, soprattutto per gli operatori italiani ed europei, quello dell’abbigliamento per l’infanzia. Dai dati ufficiali risulta che il fatturato del mercato degli articoli per l’infanzia cresca in Russia a un ritmo del 15–20 p.c. annuo, e la componente childrenwear costituisce all’incirca la metà di questo settore.
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Grazie all’aumento costante dei redditi e della capacità di spesa, il consumatore russo può oraprestare una maggiore attenzione (e dedicare maggiori risorse) anche alla cura dei propri bambini ed al loro abbigliamento. In un nucleo tipo, circa il 15 p.c. del budget familiare viene imputato a queste voci.
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Se seguiamo una suddivisione standard della clientela, risulteranno tre fasce di acquirenti nettamente distinte in base alla capacità alla spesa e quindi dei punti vendita frequentati:


L’abbigliamento più costoso, appartenente alla fascia lusso od extra-lusso, proviene quasi interamente dall’estero. I grandi marchi italiani, oramai, non vestono in Russia più solo gli adulti ma anche i bambini. A scegliere quali capi acquistare rimangono per lo più i genitori che si dividono tra coloro che preferiscono modelli studiati appositamente per i piccoli da case specializzate nel childrenwear e coloro che invece si rivolgono ai marchi per adulti che adattano le collezioni ad un mercato infantile sempre più esigente e sofisticato. Queste considerazioni sono valide soprattutto se si tiene conto delle varie categorie di età: se per i più piccoli prevale ancora una moda che potremmo definire da “cerimonia”, per i fratellini maggiori, invece, sono richiesti capi oramai “da grandi”. Di questo hanno sicuramente approfittato i grandi marchi che hanno creato delle collezioni parallele per teenagers, che in Russia riscuotono un successo crescente.
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Il cliente russo presta particolare attenzione verso tre tipologie di abbigliamento infantile: abiti da cerimonia (soprattutto da battesimo per i più piccoli e per le feste religiose e non), divise scolastiche (richieste nelle scuole dell’obbligo) e sportwear per tutte le fasce d’età. Chi può spendere per il look tende a scegliere la moda straniera, italiana soprattutto, considerata oggi più che mai il massimo esempio di stile, ricercatezza e qualità in tutto il mondo.
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Ecco che, da più di vent’anni a questa parte sono sorti e continuano a sorgere in tutta l’ex URSS enormi centri commerciali che offrono al loro interno la più ampia gamma di punti vendita e boutique. Per non parlare, poi, degli storici GUM e ZUM nella capitale o Gostinij Dvor a S. Pietroburgo, nei quali sempre più metri quadrati vengono destinati alla moda dedicata ai più piccoli.
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Se Mosca e San Pietroburgo rimangono le capitali anche per quanto riguarda le tendenze e il fashion, a ruota stanno seguendo le principali città della Russia e delle Repubbliche ex-sovietiche, nelle quali sempre più spesso i grandi nomi della moda italiana aprono propri punti vendita monomarchio e dove trovano posto collezioni spesso studiate appositamente per i mercati dell’est. Non c’è da temere, quindi, a breve e medio termine, una saturazione del mercato.
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I gusti estetici e le preferenze non sempre corrispondono a quelli europei, che rimangono più sobri e meno appariscenti. Ovviamente, nella preparazione delle collezioni i produttori devono tener conto del particolare clima delle zone in questione. A questo proposito, va detto che numerosi marchi di pellicce ed abbigliamento da esterno, con l’apertura dei mercati dell’ex-URSS, hanno trovato nuova linfa vitale per le proprie vendite.
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Passando ad analizzare le fasce di acquirenti con una più ridotta possibilità di spesa, essi vestono se stessi ed i propri figli recandosi per lo più in grandi magazzini ed in negozi multimarca. Soprattutto nei centri minori e in provincia, poi, ancora molto diffusi sono i mercati all’aperto o al chiuso. Ben il 75% della domanda interna è coperta dalle importazioni di prodotti europei ed in minor misura americani per quanto concerne la fascia alta di prezzo, di prodotti indiani, turchi o cinesi per quelle più economiche. Proprio dalla Repubblica Popolare arriva in Russia oltre il 50% del totale dell’abbigliamento per l’infanzia.
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La produzione interna, invece, non può competere né con l’alta qualità e la ricercatezza dei primi, né coi bassi prezzi dei secondi. La concorrenza, sia da una parte che dall’altra, sicuramente nuoce alla produzione nazionale, visto che per decenni l’industria tessile è stata considerata di secondaria importanza per lo sviluppo del Paese. Ancora oggi appare svantaggiata rispetto a settori ritenuti prioritari per l’economia nazionale, e si attesta a livelli addirittura più bassi di quelli riscontrati negli ultimi anni del regime sovietico.
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In conclusione, va affermato come il mercato del childrenwear in Russia continui ad offrire buone possibilità di crescita per i brands europei ed italiani, specialmente se capaci di penetrare nel sempre più ricco, ma ancora poco competitivo mercato delle regioni.
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Redazionale, www.russiaexport.org by Cristina Farci da materiali www.commersant-weekend.ru, www.fashionmagazine.it

Immobili commerciali: Mosca supera Londra

Da un’indagine svolta dalle agenzie NB Real Estate e ONCOR International, è risultato come la capitale russa abbia superato la City di Londra per costo degli affitti immbiliari ad uso ufficio. La notizia è stata riportata dalla BBC.
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Nel corso dell’ultimo anno, il livello medio degli affitti moscoviti è cresciuto del 46.2 p.c., raggiungendo il valore di 1025.9 Euro al metro quadro. Nello stesso periodo, il costo al metro quadro nella City londinese si è attestato sul valore di 890 Euro.
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Tuttavia, nonstante il sorpasso di Mosca ai danni della Mecca del business londinese, la capitale britannica mantiene il primato europeo grazie ai valori ragistrati nella prestigiosa area del West End, dove per un metro quadro sono necessari 1758.6 Euro.
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Per gli analisti di settore, sebbene la straordinaria progressione dei prezzi moscoviti dipenda in gran parte dalle alte quotazioni di materie prime, essa è indice di come Mosca sia ormai divenuta una delle capitali economiche d'Europa.
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Della top ten delle città più esose fanno parte anche Parigi, Dublino, Ginevra e Zurigo.
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mercoledì 16 luglio 2008

Primi passi per l’abolizione dei visti tra l’UE e la Russia

Il Presidente della Federazione Russa, Dmitri Medvedev, ha annunciato che ritiene auspicabile l’abolizione del regime dei visti tra la Russia e l’Unione Europea. La notizia è riportata dall’agenzia Rosbalt.
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Il Presidente russo ha affermato la necessità di stabilire tempi e modalità precise per la realizzazione di accordi bilaterali Russia-UE finalizzati alla creazione di un regime visa-free per i cittadini russi e europei nei rispettivi spostamenti.
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Secondo quanto affermato dal Presidente Medvedev, buone prospettive per l’attuazione di tali accordi si aprono nell’ambito della road map del 2005 sulla creazione di uno spazio di sicurezza e uno spazio economico comuni tra la Russia e l’UE.
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L’abolizione del regime dei visti è particolarmente auspicabile per lo sviluppo delle relazioni economiche Russia-Italia. Da un lato, essa renderebbe più facile la penetrazione nel mercato russo per gli operatori economici di minori dimensioni, non di rado scoraggiati dai tempi e dai costi delle procedure consolari. Dall’altro lato, creerebbe i presupposti per un immediato aumento del flusso turistico dalla Russia verso l’Italia, che, nonostante le già ottime prospettive per il 2008, grazie ad una stima di oltre 800.000 presenze, rimane fortemente penalizzato dalla presenza dell’obbligo di visto.
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Redazionale www.russiaexport.org, da materiali www.rosbalt.ru

mercoledì 9 luglio 2008

Polizze export per la tutela del credito

Uno dei maggiori problemi che incontrano le imprese italiane, soprattutto le Pmi sprovviste di adeguate politiche di export credit risk management, riguarda la tutela del credito per il mancato o il ritardato incasso con conseguenze pesantissime sulla gestione economica e finanziaria aziendale.
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Ipotizzando, per esempio, un margine sul fatturato dell’8%, per recuperare una perdita di 50 mila euro è necessario fatturarne altri 625 mila; se il margine sul fatturato è del 5%, per ripianare la stessa perdita, occorre fatturare in più ben 1 milione di euro.

Il venditore vuole ottenere un incasso garantito e in tempi brevi, mentre il compratore ha bisogno di dilazionare nel tempo il pagamento della fornitura, per generare cash flow positivo e ripagare i beni/servizi acquisiti.

L’incontro delle due rispettive esigenze è sicuramente influenzato da una serie di fattori:
  • il rischio Paese
  • la forza contrattuale e il grado di conoscenza fra le parti (partner commerciali abituali o nuovi clienti)
  • l’importo della fornitura, la tipologia della merce e la/le modalità di trasporto prescelte
  • la penetrazione commerciale del venditore nel mercato di riferimento.

L’analisi puntuale di tutti questi elementi dovrebbe portare alla definizione del regolamento ottimale in grado di rispettare, per quanto possibile, le diverse esigenze delle parti.

Questo spesso non accade: le aziende pur di garantirsi la certezza del pagamento sono disposte a:
  • concedere sconti significativi sui prezzi
  • oppure, dopo un periodo di sperimentazione positiva con strumenti sicuri, decidono di adottare con i clienti più fidati soluzioni non garantite molto rischiose.

Riuscire a concedere al compratore la dilazione di pagamento desiderata, senza per questo accollarsi i rischi di mancato o ritardato incasso, significa offrire un servizio altamente qualitativo, in grado di potenziare e migliorare la competitività sul mercato estero di riferimento.

È altamente consigliabile ricorrere all’assicurazione dei crediti nei casi in cui l’operazione di compravendita internazionale non sia assistita dalle tradizionali forme di pagamento garantite (pagamento anticipato, lettera di credito e strumenti similari). In questa ipotesi l’impresa che vende un bene e/o un servizio all’estero rischia di non riscuotere l’importo della commessa a causa di una insolvenza del debitore o del Paese in cui il debitore risiede.

L’assicurazione dei crediti export invece è lo strumento che consente agli esportatori di tutelarsi contro questi rischi e di avere la certezza dell’incasso dovuto, attraverso la sottoscrizione di una semplice polizza assicurativa.

Possono essere sottoposti a copertura sia i crediti derivanti dai rapporti di compravendita sul mercato interno, sia quelli derivanti dai rapporti di compravendita sul mercato estero.

Prima di rivolgersi ad una compagnia di assicurazione ogni venditore dovrebbe cercare di capire/identificare:
  • il tipo di rischio contro il quale tutelarsi
  • il cliente o il portafoglio di clienti che si vuole sottoporre a copertura.

Certo l’attività di credit management si rivela molto spesso abbastanza complessa, soprattutto se l’impresa è sprovvista di efficaci politiche di prevenzione del rischio. Tuttavia già la semplice informazione dell’area geografica di destinazione export può indirizzare l’imprenditore verso la scelta di una adeguata polizza assicurativa.

È evidente per esempio che per mercati europei quali Svizzera o Inghilterra una copertura contro il rischio paese potrebbe rivelarsi non necessaria, trattandosi di realtà politiche ed economiche stabili.
Diversa l’analisi per alcune aree extra UE e OCSE per le quali, in assenza di un pagamento a mezzo lettera di credito, una garanzia contro eventi generatori di sinistro di natura politica è assolutamente indispensabile.

Ma anche in presenza di paesi tradizionalmente considerati sicuri, l’esportatore potrebbe comunque optare per un'assicurazione contro il rischio commerciale, in presenza di nuovi clienti la cui solvibilità, se pur positivamente conosciuta, non è mai stata appurata.

Ovviamente la valutazione non deve fermarsi al tipo di insolvenza commerciale e/o politico-economica, dovendo considerare anche le altre caratteristiche della transazione internazionale (importo, dilazione di pagamento, tipologia della fornitura ecc.).

In Italia la gestione dei rischi legata al credito è ancora poco diffusa (intorno al 10%) al contrario di altri Paesi come Germania e Francia dove ormai 8 aziende su 10 sono coperte.

A livello globale, nell’ambito dell’assicurazione del credito il mercato vale circa 9 miliardi e mezzo di euro, con tre principali operatori: Euler Hermes (Gruppo Alleanza), la Atradius e la francese Coface che si dividono la quasi totalità del mercato italiano.

Nonostante la minore sensibilità delle imprese nazionali rispetto alle colleghe europee, l’approccio azienda assicurata/compagnia di assicurazione è assai migliorato negli ultimi anni, consentendo la crescita esponenziale del mercato assicurativo per i crediti export.

Inoltre, se in passato il segmento del breve termine era una prerogativa degli operatori privati e, viceversa, il segmento dei crediti a medio-lungo termine nei Paesi non-OCSE spettava unicamente alla Sace (l’agenzia pubblica italiana dei crediti all’export), negli ultimi anni questa suddivisione si è modificata.

Da un lato le aziende private hanno attaccato il monopolio delle ECAs - Export Credit Agencies - nel lungo termine, dimostrandosi pronte ad assicurare rischi anche superiori ai 10 anni.

Dall’altro alcune agenzie pubbliche (la Sace mediante la creazione di Sace BT) hanno risposto impegnandosi nel breve termine attraverso soluzioni competitive con gli operatori privati.
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Fonte: www.sardegna-pmi.it, da materiali NewsMercati.com

Dall'Ice 7 milioni per l'internazionalizzazione delle Pmi

Oltre 7 milioni di euro sono disponibili per finanziare il Made in Italy lungo linee di azione condivise tra Istituto Nazionale per il Commercio Estero I(Ice) e sistema delle Camere di Commercio. Obiettivo dell’intesa, che avrà una durata di un anno, è sostenere l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane sui mercati strategici per il nostro export.
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Gli interventi previsti si articoleranno su progetti comuni, orientati a promuovere sei filiere produttive (sistema abitare, meccanica, moda-tessile, oro-argento, nautica e agroalimentare).

A tali interventi si aggiunge un’ulteriore linea di azione dedicata a finanziare progetti speciali. Due di questi riguarderanno l’alta formazione: il primo sarà destinato a ingegneri stranieri che diventeranno punti di riferimento per i sistemi industriali dei rispettivi Paesi; il secondo avrà l’obiettivo di formare nei più prestigiosi atenei italiani i migliori studenti indiani che, dopo un successivo periodo di stage in azienda, potranno instaurare un rapporto privilegiato con il tessuto imprenditoriale italiano.

Strumento operativo dell’Accordo di Programma sottoscritto nel 2000 dal Ministero del Commercio Estero, Unioncamere e Assocamerestero, l’intesa è finalizzata a promuovere le relazioni economiche e commerciali dell’Italia con alcune aree geoeconomiche considerate di comune interesse strategico.

Per la realizzazione dei progetti saranno coinvolte le strutture dell’Ice (Istituto del Commercio Estero) e del sistema camerale che hanno aderito ai singoli progetti, coordinate da Unioncamere con il supporto delle Camere di Commercio italiane all’estero.
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Fonte: www.piemonte-pmi.it, da materiali Pmi-business.it

E' l'export il motore dell'industria italiana

La forte propensione all'esportazione non riguarda però solo le piccole medie imprese italiane, ma anche quelle del resto d'Europa. Un'indagine realizzata dal gruppo Seat Pagine gialle, ha evidenziato come il 37% del fatturato delle Pmi europee arriva dalle esportazioni.
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I dati sono emersi incrociando i database informativi di Pagine gialle con i risultati di un sondaggio online, insieme alle consultazioni mondiali del sito europages.com, del gruppo Seat. La maggioranza delle aziende europee (il 65%) vende i prodotti e servizi all'estero.

Ad avere maggior propensione all'export sono quelle con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 200 (il 74%). A puntare di più sul mercato estero sono soprattutto le aziende manifatturiere (l'82% delle imprese esporta), il commercio all'ingrosso (66%) e quello della distribuzione (66%). Tra i settori più dinamici c'è quello delle costruzioni (esporta l'87%), il tessile (72%), l'industria metalmeccanica (87%) e l'agro-alimentare (69%).

Per l'anno prossimo il 56% delle Pmi intervistate prevedono un aumento della quota di fatturato derivante dalle attività di export. Tra i più ottimisti la Spagna (67%). Mentre la Germania e l'Italia lo sono meno: rispettivamente il 49% e il 51% delle imprese prevede un aumento delle vendite oltreconfine.

L'Unione europea si conferma un mercato privilegiato per le imprese dei paesi membri. Gli scambi commerciali sono più intensi fra i Paesi del nucleo centrale dell'Unione Europea (Germania, Francia, Italia e Spagna). L'Italia mostra la maggior propensione a esportare nei paesi dell'Ue allargata: il 51% delle nostre imprese ha detto di esportare in quest'area.

Solo la Germania fa di più (59%). Tra le imprese dell'Europa a 15 però, è l'Italia è l'interlocutore privilegiato: il 35% delle aziende ha detto di importare beni e servizi dal nostro Paese. Tra i paesi emergenti, Brasile, Russia, India e Cina risultano i mercati più interessanti. È qui che le aziende italiane intendono aumentare le esportazioni.

Internet è il mezzo di promozione preferito. Il 58% delle imprese lo considera il primo strumento. Solo le imprese francesi fanno eccezione, preferendo le fiere. A investire di più in comunicazione sono le PMI (50-199 addetti) e le grandi imprese con meno di 200 addetti che hanno una quota di fatturato derivante dalle attività di export superiore al 40%. La stragrande maggioranza delle imprese (95%) si promuove sul proprio sito.

Poche invece quelle che acquistano banner o inserzioni pubblicitarie su altri siti. Fanno eccezione i motori di ricerca, molto utilizzati dalle imprese tedesche (il 34%) e spagnole (25%).

Lombardia e Veneto guidano la classifica delle regioni italiane più votate all'export. Sono 34.788 gli operatori lombardi ad esportare o ad avere un'attività all'estero. Più del doppio della seconda classificata: in Veneto sono 16.592. La maggior parte delle aziende italiane che esportano fanno parte del settore Manifatturiero, seguito da Commercio all'ingrosso e Logistica. Settori dinamici si dimostrano anche l'Editoria e Comunicazione High tech.
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Fonte: www.emiliaromagna-pmi.it

venerdì 4 luglio 2008

Il gas russo costerà di più


Alexey Miller, presidente del consiglio di amministrazione del gigante energetico russo, Gazprom, ha ipotizzato un prezzo di 1000 USD per 1000 cubometri di gas nel mercato europeo.
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Tale scenario si verificherà qualora le quotazioni del greggio dovessero superare i 250 dollari al barile. Anche se le dinamiche dei prezzi dovessero seguire uno scenario più ottimistico, entro la fine del 2008, i consumatori europei pagheranno 500 dollare per 1000 cubometri di gas, con un aumento del 25 p.c. rispetto ai valori dei contratti attuali.
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Redazionale http://www.russiaexport.org/, da materiali http://www.rian.ru/

Mosca: imprese italiane in pole position per Sochi 2014

A 32 anni dalle Olimpiadi estive a Mosca del 1980, i Giochi invernali torneranno tra 6 anni in Russia, a Sochi, sul Mar Nero. L´Italia con le sue imprese è in prima linea per aggiudicarsi le commesse più significative del piano da 30 miliardi di euro messo in campo dal Primo Ministro russo, Vladimir Putin. Lo afferma l´AISE.
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Due dei quattro edifici principali per le Olimpiadi Invernali di Sochi 2014 hanno già l´impronta italiana, grazie allo studio d´architettura Zoppini di Milano: l´Oval per il pattinaggio di velocità (che dopo i giochi analogamente a quello di Torino sarà riconvertito a Palazzo fieristico-espositivo) e l´Arena per il pattinaggio artistico.
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Il programma Sochi2014 prevede lo svolgimento di 91 gare di progettazione, 39 di selezione investitori e 70 di appalto, la ricezione dei materiali iniziali per 128 progetti, l´apertura di 27 cantieri e la consegna di due impianti finiti. I primi bandi saranno assegnati entro la fine dell´anno.
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Fonte: http://www.portalino.it/ (l'Osservatorio per i Balcani) da materiali http://www.agenziaaise.it/

mercoledì 2 luglio 2008

L'ICE mette in linea la versione in russo del suo servizio di promozione business

ROMA, 02 LUG - L'ICE, al fine di offrire un servizio sempre più adeguato alle esigenze di export delle imprese italiane, ha lanciato la versione russa del servizio di promozione online ''The Made in Italy Business Directory'', già disponibile in lingua inglese e cinese.
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''The Made in Italy Business Directory'' è un servizio finalizzato alla ricerca di partner commerciali: le aziende italiane possono realizzare vetrine virtuali e lanciare concrete proposte d'affari, presentandosi e facendo conoscere i propri prodotti. Le vetrine virtuali sono consultabili su http://www.italtrade.com/ , il portale istituzionale dell'ICE rivolto agli operatori stranieri interessati alla produzione "made in Italy".
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Aderire è semplice: basta collegarsi all'indirizzo www.ice.gov.it/businessdirectory scegliendo l'opzione Top Business Directory. L'adesione è gratuita. Per le imprese italiane, un'altra opportunità da cogliere al volo: per le prime 200 aziende che ne faranno richiesta - direttamente online - la traduzione della vetrina in russo è gratuita! Eventuali ulteriori servizi di traduzione - in inglese e cinese - dei testi per le vetrine virtuali possono essere forniti a pagamento facendone richiesta durante il percorso di adesione online.
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Russia stanzia 5 mld di dollari per lo sviluppo della Cecenia

Il governo russo spenderà 5 miliardi di dollari nel periodo 2008-2011 per lo sviluppo della Cecenia. Lo ha dichiarato il primo ministro russo, Vladimir Putin.
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Il programma federale, afferma RIA Novosti, ha l´obiettivo di creare decine di migliaia di posti di lavoro, aumentare del 100 p.c. la produzione industriale e creare una base per sviluppare le infrastrutture dei trasporti e dei servizi sociali.
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Il premier ha dichiarato che il nuovo programma è molto differente dal precedente, realizzato dal 2002 al 2008 con l´obiettivo di ripristinare le infrastrutture danneggiate dalle campagne militari degli anni ´90 e dei primi anni di questo secolo. Il nuovo programma, ha dichiarato Putin, ha come obiettivo lo sviluppo complessivo della regione.
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Fonte: www.portalino.it (l'Osservatorio per i Balcani), da materiali http://en.rian.ru/ by Elena Arena

Scambio informazioni doganali Russia – UE

Il progetto pilota per lo scambio delle informazioni doganali tra la Russia e l’UE prenderà il via il 1 gennaio 2009. Lo rivela un comunicato stampa del sottocomitato Russia – UE sulla collaborazione doganale e frontaliera.

Nella prima fase il progetto interesserà il flusso di merci dall’UE alla Russia per poi essere esteso ai prodotti in uscita dalla Federazione. L’introduzione del programma di interscambio informativo è finalizzata alla riduzione della durata delle procedure doganali e a un miglior coordinamento tra le strutture corrispondenti.

Redazionale http://www.russiaexport.org/, da materiali http://www.rosbalt.ru/

Il Kazakhistan ratifica gli accordi doganali

Il Presidente del Kazakhistan, Nusurltan Nazarbajev, ha firmato la legge di ratifica degli accordi “Sulla Commissione dell’unione doganale” e “Sulla creazione di uno spazio unico doganale e dell’unione doganale”. La notizia è riportata dall’agenzia Rosbalt.

La ratifica kazaka si inserisce nel processo di creazione di uno spazio unico doganale nell’ambito dell’EurAses, tra la Russia, il Kazakistan e la Bielorussia. Lo spazio unico si realizza nel divieto di applicazione delle barriere tariffarie, quote all’importazione e misure equivalenti all’interscambio tra gli Stati parti.

L’accordo sulla Commissione, firmato il 6 ottobre 2007 a Dushanbe, è finalizzato alla creazione di un organo permanente regionale, competente nell’attuazione delle politiche doganali congiunte, nel monitoraggio dell’esecuzione degli accorid internazionali, nella conciliazione pregiudiziale dei conflitti tra le parti.

Le decisioni della Commissione hanno valore obbligatorio per gli Stati membri, che vi sono rappresentati secondo un sistema di proporzionalità che assenga il 57% dei seggi alla Russia e il 21,5% al Kazakistan e alla Bielorussia.
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Redazionale www.russiaexport.org, da materiali www.rosbalt.ru