mercoledì 22 aprile 2009

La crisi finanziaria e la Russia

Per valutare le ricadute della crisi sull'economia russa, è necessario partire dal contesto in cui questa si trovava quando sono iniziati il crollo dei corsi azionari, la svalutazione del rublo nei riguardi del dollaro USA e la ripresa della fuga dei capitali. L'economia cresceva ad un tasso attorno all'8% nel primo semestre del 2008 facendo seguito alla stessa crescita di tutto il 2007. I salari reali hanno registrato tassi di crescita consistenti: +17,2% nel 2007 e +9,7% nel 2008.

In questo contesto, il mercato azionario russo è stato contagiato dalla crisi finanziaria internazionale e ha scatenato una corsa degli investitori occidentali alla liquidità, portandoli a disinvestire sul mercato russo – cosa che ha determinato un calo della Borsa oltre il 70% – e ad esportare i capitali disinvestiti. Inoltre l'impatto del calo del prezzo del petrolio ha interessato anche la svalutazione del rublo di circa il 30% nei confronti del paniere bivalutario di riferimento (55% $ USA e 45% Euro). Alle Autorità russe non fanno comunque difetto le risorse: alla fine del 2008 le riserve valutarie erano circa 427 miliardi di $ USA, in calo di 150 miliardi rispetto a fine 2007, ma ancora equivalenti a poco meno del 30% del PIL. Il governo è intervenuto con misure di sostegno, la cui dimensione è anche più ampia di quelle adottate nei principali Paesi industrializzati.

Le misure di sostegno possono essere suddivise tra quelle di politica monetaria e quelle di politica fiscale. I suddetti interventi sorreggeranno la crescita economica nel 2009 che, comunque, secondo le previsioni del governo russo, avrà una flessione attorno allo 0,2%. A frenare il pessimismo sulle prospettive economiche intervengono tuttavia altri fattori: il crollo della borsa ha indebolito pesantemente gli "oligarchi", ma in misura modesta la classe media sorta con il boom economico degli ultimi dieci anni. In Russia, infatti, oltre 60 milioni di persone hanno oggi un reddito superiore ai 15.000 $ USA e il Paese presenta un'attrattività rafforzata dalla forte profittabilità degli investimenti diretti esteri. Si ritiene che questi due fattori sosterranno tanto la modernizzazione economica quanto l'integrazione della Russia nell'economia internazionale. Il governo ha altresì annunciato di attivare i vari progetti per l'ammodernamento delle infrastrutture del Paese ed incrementare il numero dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni: la necessità di intervenire sulle infrastrutture del Paese è stata menzionata anche dal Presidente Putin in occasione del discorso tenuto a Davos.

Da quanto detto, e al di là delle ricadute negative della crisi finanziaria e dell'attuale calo del prezzo del petrolio (50$ al barile fa da spartiacque per il bilancio federale della Russia), l'economia russa può mostrare prospettive di medio termine ancora incoraggianti.

Russia Export, da materiali www.italplanet.it (L'EDITORIALE di ROSARIO ALESSANDRELLO, Presidente della Camera di Commercio Italo-Russa)

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