venerdì 6 maggio 2011

Federazione Russa: situazione economica e prevision

La ripresa, che nel 2010 ha interessato tutti i Paesi BRIC, è stata in Russia inferiore alle attese. Il Pil è cresciuto del 4%, gli investimenti del 6%, la produzione industriale è tornata sui livelli pre-crisi, ma permangono corruzione, bassa produttività, scarsa innovazione dei macchinari industriali e difficoltoso ricorso al credito. 

6Negli ultimi mesi del 2010 è ripresa la crescita dei prezzi delle materie prime energetiche, che compongono quasi il 60% dell’export russo. Questo trend, dovuto inizialmente all’uscita dalla crisi e alla speculazione, è stato amplificato dall’instabilità politica del Nord Africa e del Medio Oriente e dalla crisi del nucleare civile. 

Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo le stime di crescita per il 2011 (4,5%) anno in cui il bilancio federale potrebbe tornare in pareggio (il deficit ha raggiunto lo scorso anno il 4,1% del Pil). Nel primo semestre 2010, rispetto al primo semestre 2009, la produzione industriale è aumentata del 10,2%, ma nei 12 mesi del 2010 l’incremento complessivo si è fermato all’8,2 percento. Nello stesso periodo l’industria manifatturiera ha avuto un aumento del 14,3%. La crescita dell’inflazione potrebbe mantenersi più bassa rispetto al passato, intorno all’8% (contro circa il 9% del 2010). Le tensioni inflazionistiche innescate in altri paesi dal rincaro del petrolio dovrebbero essere meno forti in Russia - dove il prezzo del petrolio e soprattutto del gas naturale è calmierato sul mercato interno. Inoltre, il peso del settore alimentare nel paniere dei consumi è calato nel corso del 2010. A mantenere relativamente basso l’incremento dell’inflazione dovrebbe contribuire anche il cambiamento nelle politiche monetarie della Banca Centrale, che da quest’anno non ha più come priorità la difesa del rublo, ma il contenimento dell’inflazione (in caso di apprezzamento della valuta, non sarà più costretta ad aumentare la massa monetaria rafforzando l’inflazione, ma potrà lasciare la valuta apprezzarsi e intervenire sui tassi). 

Il mondo delle banche e della finanza in termini di solidità ed efficienza ha registrato nell’ultimo decennio notevoli miglioramenti. I grandi protagonisti del sistema finanziario sono però tutti pubblici (Sberbank, VTB, Rossel’khozbank). La più importante banca d’investimenti privata, Trojka Dialog, sta per essere venduta alla statale Sberbank. Il 2009 aveva visto pressoché dimezzati gli investimenti diretti esteri in Russia. Nel 2010 è proseguita la serie negativa (-17,8% sul 2009), nonostante alcune grosse acquisizioni da parte di gruppi stranieri. 

Le privatizzazioni dovrebbero favorire investimenti esteri (anche se sono state concepite in modo da evitare la concessione di quote di controllo). Circa il 10% delle azioni della banca VTB sono andate sul mercato a febbraio per 3,3 miliardi di dollari (fra gli azionisti, sono entrati anche Assicurazioni Generali) a marzo si è svolta la vendita della quota pubblica del 51% nell’aeroporto Tolmachevo di Novosibirsk, una privatizzazione importante che segnala una progressiva apertura del trasporto aereo russo, sia a livello di standard di sicurezza (anche per la produzione di aerei), che a livello di accessibilità delle strutture il più grande gruppo bancario pubblico Sberbank sta per vendere il 7,6% e lo Stato stima di ricavare dalla vendita circa 6 miliardi di dollari AvtoVaz, il primo produttore russo di automobili, dopo aver ceduto nel giugno 2010 il 25% del capitale al gruppo Nissan-Renault si prepara a cedere ulteriori quote alla cordato franco – giapponese. 

Sul fronte politico, nelle ultime elezioni per il rinnovo degli organi legislativi in 16 regioni (13 marzo 2011), il partito di maggioranza, Russia Unita, ha raccolto risultati notevolmente inferiori alle aspettative, con una perdita di voti fra il 15 - 20% (ad eccezione delle regioni militarizzate del Caucaso e della regione militare-mineraria dei Khanti-Mansi). Rimane difficile prevedere come tutto questo influenzerà le elezioni presidenziali del 2012. 

Consumi
Il comportamento delle famiglie russe sembra seguire una struttura fissa: la quota di reddito destinata al risparmio cresce nei momenti di crisi – a scapito dei consumi – e discende nei momenti in cui l’economia va meglio, segno che il sistema di credito non è ancora molto sviluppato ed è difficile ricorrere a prestiti per mantenere stabile il livello di consumo. La pronta diminuzione dei tassi di risparmio non appena ricomincia la crescita economica è segno delle grandi potenzialità del mercato e che i livelli di consumo rimangono relativamente bassi. Secondo il Ministero dello Sviluppo economico, fra gennaio e febbraio le importazioni sarebbero cresciute del 39,4%, contro il +23,5% delle esportazioni russe. Si tratta di una delle manifestazioni dell’attuale difficoltà dell’industria russa a competere con i produttori stranieri, in particolare nei beni di consumo, ma anche nei beni strumentali. Nel 2010 il commercio al minuto è stato pari a 16.435,8 miliardi di rubli (541,18 miliardi di dollari), cioè il 4,4% in più che nel 2009. In particolare i prodotti alimentari, con 8.004,8 miliardi di rubli (263,57 miliardi di dollari), hanno avuto, rispetto allo stesso periodo del 2009, un incremento del 5,1% e un’incidenza (in calo) del 48,7%. I prodotti non alimentari con 8.431,0 miliardi di rubli (277,60 miliardi di dollari) hanno avuto un’incidenza del 51,3%, con un incremento del 3,8% rispetto al 2009.  

Politica industriale 
La crisi cominciata nel 2008 ha avuto effetti pesanti sulle aziende più deboli, costrette a chiudere, specie nell’agricoltura, nell’industria leggera e nell’edilizia. Se questo può aver accelerato la selezione delle imprese più solide, ha anche determinato una netta caduta degli investimenti, non recuperata con la ripresa del 2010. Anzi, per le piccole imprese gli investimenti in fondo capitale sono diminuiti del 2,7% ancora nei primi 9 mesi del 2010 rispetto al corrispondente periodo del 2009. La Russia si appresta a diventare il più grande produttore europeo di automobili, oltre che il più grande mercato europeo. La produzione di automobili è cresciuta nel 2010 del 95% fino a 1,4 milioni di autovetture, mentre quella di camion è cresciuta del 64,9%. Non si tratta solo della AvtoVaz (modelli Lada) e dei camion di Gaz, Kamaz e Uaz, ma di un vasto numero di aziende stranieri che hanno iniziato a produrre in Russia, anche in conseguenza delle misure protezioniste (nei prossimi anni entrerà in vigore l’obbligo di produrre almeno il 60% dei componenti in Russia per poter fruire delle esenzioni fiscali). Le vetture sono infatti assemblate in Russia dagli stessi produttori stranieri o da aziende russe su licenza (la fabbrica più grande, la Avtotor di Kaliningrad, assembla per Opel, Gm e Bmw). Volkswagen ha avviato a febbraio la produzione di vetture destinate specificamente al mercato russo a Kaluga; Hyundai ha inaugurato uno stabilimento nella regione di Pietroburgo (ma ha anche accordi di assemblaggio con Tagaz e Vortez). A febbraio Fiat ha richiesto al Ministero dello Sviluppo Economico un’autorizzazione per l’assemblaggio di 300.000 Suv all’anno con i marchi Fiat e Jeep. Il partner di Fiat sarà probabilmente Tagaz, lo stabilimento sarà a Lipetsk. Il piano industriale dovra essere presentato entro maggio. 

 Anche per l’industria della difesa il 2010 è stato un anno record per produzione ed esportazioni (8,6 miliardi di dollari). La guerra in Libia ha tuttavia portato alla cancellazione di numerosi contratti e le difficoltà di tutti i regimi arabi avranno probabilmente l’effetto di ridurre le spese militari. Le prospettive per il 2011 non sono quindi altrettanto rosee per il settore. Il Governo promuove in particolare due aree speciali di maggiore importanza (su 24 in totale) per attirare nuovi investimenti interni ed esteri: a Skolkovo con un grande parco tecnologico che ospiterà aziende come Microsoft, Siemens, Nokia nell’area del Caucaso sul versante del Mar Nero un’area dedicata al turismo. 

Nel settore delle telecomunicazioni stanno per essere assegnate le frequenze 3G nelle regioni russe (specie nell’estremo oriente) ancora non servite dall’internet mobile. La penetrazione di internet broadband è stata rapidissima ed è molto diffusa fra i giovani delle città europee della Russia. Nel resto del paese le infrastrutture fondamentali della rete sono piuttosto scarse e per la quarta generazione si è costituito un consorzio formato dalle più grandi aziende russe di telecomunicazioni (fra cui Megafon, MTS, Rostelecom, Vimpelcom e Yota).  

I produttori agricoli di cereali protestano contro il divieto di esportazione, che doveva esser tolto a dicembre e invece persiste tutt’ora. Il rialzo dei prezzi delle derrate agricole ha trascinato con sé quello dei mangimi e gli allevamenti sono in crisi. In particolare l’avicoltura, che era stato il settore più dinamico dell’allevamento russo, si è scoperta in difficoltà. 

L’Unione Doganale 
L’Unione doganale ha unito in un unico spazio Russia, Kazakistan e Bielorussia, ma non viene valutata positivamente dagli imprenditori, per aver peggiorato un quadro già molto confuso e complesso. La difficoltà per gli esportatori non dipende tanto dall’aumento dei dazi, ma dalla burocrazia: per i macchinari, ad esempio, sono aumentati il numero dei certificati richiesti e i tempi di sdoganamento. La domanda di ulteriori specifiche nella documentazione di accompagnamento dei prodotti può andare dalla richiesta del peso netto e lordo dei singoli componenti della cassa, alla composizione fisica e chimica dei materiali. 

Non si può generalizzare, perché vi sono diversità a seconda dei punti di sdoganamento, con strutture che applicano con maggiore o minore severità il regolamento, che viene applicato in genere con una certa discrezionalità di interpretazione delle complicate nuove regole. È convinzione degli operatori stranieri che questo sia un sistema protezionistico studiato apposta per mettere in difficoltà chi importa. L’entrata nel WTO potrebbe mettere un freno a tutto questo, ma al momento i russi continuano a mantenere barriere discrezionali.  

Previsioni 
Il 2011 si annuncia positivo per l’economia russa. L’aumento dei prezzi del petrolio porterà senza dubbio nuove risorse. Il Governo si aspetta che nel 2012 il Pil torni ai livelli del 2008. Consumi e importazioni dovrebbero seguire questa tendenza positiva. È probabile quindi anche un ciclo inflazionistico ed è possibile un rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale, nonostante i dati confortanti di marzo. 

Interscambio commerciale 
Nel 2010 le esportazioni della Russia sono state pari a 396,441 miliardi di dollari e le importazioni sono state pari a 228,953 miliardi di dollari. L’interscambio commerciale con i paesi dell’Unione Europea nei primi 11 mesi del 2010 costituisce il 49,5% di tutto l’interscambio commerciale russo, essendo pari a 273,912 miliardi di dollari. All’interno dell’Unione Europea: Olanda (52,369 miliardi di dollari) ha una incidenza del 9,4% sul totale dell’interscambio Germania (46,063 miliardi di dollari) 8,3% del totale Italia (33,416 miliardi di dollari) 6% del totale Francia (19,852 miliardi di dollari) 3,59% del totale Polonia (18,662 miliardi di dollari) 3,37% del totale. Nei primi undici mesi 2010 la Cina, con 53,1 miliardi di dollari, ha una incidenza sull’interscambio totale della Russia pari al 9,62%, l’Ucraina, con 33,062 miliardi di dollari, ha una incidenza del 5,98% sull’interscambio, la Bielorussia, con 24,874 miliardi di dollari, del 4,5% e la Turchia, con 22,252 miliardi di dollari, del 4,0%. 

Le esportazioni italiane in Russia, nel primo semestre 2010, sono state pari a 3.124,3 milioni di euro, cioè l’8,1% in più rispetto ai primi sei mesi del 2009. Nell’intero 2010 sono state pari a 7,923 milioni di euro, cioè il 23% in più rispetto ai 12 mesi 2010. 

La maggiore incidenza sulle esportazioni italiane in Russia nel 2010 continuano ad averla i prodotti dell’industria manifatturiera con il 98,2%, pari a 7,783 milioni di euro: con il 26,4% del totale (2.093,822 milioni di euro), le macchine e apparecchi meccanici detengono il primo posto i prodotti tessili, abbigliamento, cuoio e accessori con 1.674,345 milioni di euro sono la seconda voce con il 21,1% i metalli e prodotti in metallo con 344,077 milioni di euro hanno una incidenza del 7,0% gli apparecchi elettrici di precisione con 336,706 milioni di euro e un’incidenza del 6,89% i mobili con 332,985 milioni di euro hanno una incidenza del 6,81% i mezzi di trasporto (+2,3 volte rispetto ai primi otto mesi 2009) con 273,562 milioni di euro hanno una incidenza del 5,60% i prodotti chimici con 256,814 milioni di euro e il 5,25% del totale i prodotti alimentari (212,246 milioni di euro e incidenza del 4,3% e un aumento rispetto allo stesso periodo del 2009 del 35,6%) lavorazione dei minerali non metalliferi con 147,405 milioni di euro e il 3,0 per cento. Con un’incidenza rispettivamente del 2,36% e del 2,28% seguono gli articoli in gomma e in plastica (115,526 milioni di euro) e le altre attività manifatturiere, mobili esclusi (111,437 milioni di euro). I prodotti farmaceutici, con 91,685 milioni di euro, rappresentano l’1,87% delle esportazioni, mentre gli apparecchi elettronici e i computer, con 77,834 milioni, ne rappresentano l’1,59%. Carta, stampa, editoria, con 67,378 milioni di euro, costituiscono l’1,37% delle esportazioni, mentre i prodotti agricoli, con 57,219 milioni, ne formano l’1,17%. Un’incidenza inferiore all’1% si registra per il legno (mobili esclusi) con 41,273 milioni (0,84%), per il coke e per i prodotti petroliferi raffinati (11,474 milioni, 0,2%) e anche per i minerali non energetici (5,009 milioni di euro, 0,1%).

Per quanto riguarda le importazioni italiane dalla Russia la voce da sempre maggiore è quella dei minerali (petrolio e derivati, gas naturale, carbone, etc.) con un’incidenza nel 2008 del 71,2%, nel 2009 del 77,6% e nel 2010 del 64,9% (8.487,449) seguita dai prodotti delle attività manifatturiere con il 27,7% nel 2008, il 21,9% nel 2009 e il 33,1% nel 2010 (4.331,456). All’interno dei prodotti delle attività manifatturiere anche nel 2010 la voce più importante è quella di coke e prodotti petroliferi raffinati (1.949,167 milioni di euro) con il 14,9% del totale import, seguita da metalli e prodotti in metallo (1.530,852 milioni) con l’11,7%, e da sostanze e prodotti chimici (429,983 milioni) con il 3,28%; tutte le altre voci hanno un’incidenza inferiore all’1% sul totale delle importazioni italiane dalla Russia. 

Russia Export, da materiali Mercato Globale - NewsMercati, a cura della sede Promos - Mosca

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