giovedì 10 maggio 2012

L'economia della Federazione Russa

Dopo la crisi del 2009 e due anni di ripresa (2010 e 2011) l’economia russa ha recuperato i livelli pre-crisi. Il 2011 si è chiuso con un +4,3% sull’anno precedente e per il 2012 la Banca Mondiale prevede una crescita del 3,5%.

Si tratta di risultati buoni, specie se confrontati a quelli europei. Non mancano però i rischi, legati soprattutto alla dipendenza dell’economia russa dal prezzo del petrolio. Se l’Europa e la Cina, fra i maggiori acquirenti di gas e petrolio russo, dovessero vivere una recessione lunga e seria, e i prezzi del greggio per conseguenza calare, la situazione di Mosca non potrebbe non peggiorare.

Vladimir Putin ha vinto con il 63,6% le elezioni presidenziali del marzo 2012, un risultato superiore alle attese della vigilia. Dall’inchiesta condotta dal 16 al 19 marzo 2012, dopo le elezioni presidenziali dal Centro analitico Juryj Levada risulta che il 50% degli intervistati ritiene che il paese vada nelle giusta direzione, (a marzo 2011 invece solo il 40% riteneva che andasse verso una giusta direzione). Sempre nella stessa inchiesta il 68% degli intervistati approva l’operato di Putin, come capo del Governo (a dicembre 2011 invece solo il 63% l’approvava).

Un passo avanti rispetto alla lotta contro la corruzione è stato compiuto con l’ingresso nel WTO (il protocollo di adesione della Russia al WTO è stato firmato a Ginevra il 16 dicembre 2011), e un altro con la ratifica nel gennaio 2012 della Convenzione sulla lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali nelle transazioni d’affari internazionali dell’OCSE.

Politica economica, inflazione e sistema bancario

Nonostante i prezzi petroliferi superino di gran lunga il livello raggiunto l’anno passato, i primi due mesi del 2012 hanno fatto segnare un deficit della finanza pubblica di 124 miliardi di rubli, mentre l’anno scorso, nello stesso periodo, il proficit era stato di 52,78 miliardi. Il deficit accumulato corrisponde all’1,5% del PIL (pesano gli aumenti di stipendi e pensioni e tutta una serie di iniziative ad alta visibilità elettorale).

L’assicurazione sanitaria e il sistema pensionistico sembrano destinati a creare problemi sul lungo periodo (il fondo delle pensioni ha avuto un deficit di 1.000 miliardi di rubli sia nel 2010 che nel 2011).

Singolare è la dinamica del debito. Nonostante le entrate abbiano ampiamente superato le spese, nel 2011, secondo i dati della Corte dei Conti e del Ministero delle Finanze, il debito estero sarebbe cresciuto del 10% fino a 540 miliardi di dollari, superando così le riserve internazionali del paese.

I problemi per il debito tuttavia non vengono tanto dal bilancio della Federazione Russa, bensì dal debito delle aziende pubbliche che cresce a ritmi vertiginosi. Putin ha dichiarato di voler rafforzare il ruolo guida delle compagnie statali nel promuovere la crescita economica russa e lo sviluppo tecnologico. Ha annunciato un piano di riorganizzazione di queste aziende che porti alcune di esse come Rostekhnologij, Rosatom, Rosavtodor sul mercato e altre alla completa privatizzazione.

L’Agenzia Fitch, in conseguenza dell’aumento del deficit e della crescita del debito ha modificato da positivo a stabile l’outlook sulla Federazione.

Nel frattempo, il governo elabora il piano Russia 2020 che include vari progetti speciali e riprende la politica dei distretti industriali, abbandonata negli ultimi anni. Sono stati fino ad ora i governi locali a promuovere zone speciali e distretti industriali. Nella regione di Samara ad esempio si è deciso di sospendere fino al 2018 l’imposta regionale sull’utile alle aziende che si installino a Togliatti.

Nel 2011 l’inflazione si è rivelata molto inferiore agli anni precedenti. Nel corso dell’anno i prezzi sono aumentati solo del 6,1 percento. A gennaio 2012 l’inflazione è stata dello 0,5% e a febbraio dell’1% (inflazione mensile dello 0,4%). Si tratta di un incremento assai contenuto dei prezzi. Nel 2011, ad esempio, l’inflazione era stata del 2,4% a gennaio e poco sopra il 3% a febbraio. La stabilità dei prezzi consegue in parte da fattori economici e in parte dalle decisioni del governo:

i prezzi degli alimentari crescono meno che nello stesso periodo del 2011 (+0,7%) grazie a un buon andamento dell’agricoltura
il cambio relativamente forte del rublo ha fatto sì che le importazioni di beni durevoli non rincarassero eccessivamente
il blocco delle tariffe regolate dal governo federale, imposto a fini elettorali, non verrà rinnovato nei prossimi mesi.

Nonostante il sistema bancario abbia registrato nel suo complesso utili elevati, la quota delle banche che hanno registrato perdite è passata dal 13,2 al 14,1% del totale (dati del Centro sviluppo dell’Alta Scuola di Economia di Mosca).

Nel complesso, il mercato delle ipoteche è stato estremamente vivace nel 2011. Secondo i dati raccolti dal giornale “Vedomosti”, il volume delle ipoteche concesse nel 2011 ha raggiunto i 713 miliardi di rubli (+88% sul 2010). Il dubbio è che questa crescita possa rivelarsi insostenibile e che si alimenti una bolla.

Il deflusso di capitali, che nel 2011 ha raggiunto il record di 84 miliardi di dollari, dovrebbe ridursi a partire dal secondo quarto del 2012, con lo stabilizzarsi della situazione politica. Difficilmente le cose saranno però così semplici.

I consumi

Nel 2011 sono cresciuti sia i consumi che gli investimenti. Il commercio al minuto è cresciuto del 7,2% rispetto al 2010, mentre i servizi del 2,9 percento. Tutto ciò è stato favorito dal livello eccezionalmente basso dell’inflazione (6,1% nell’anno).

A segnare il crescente peso dei beni di consumo diversi dal cibo nel paniere delle famiglie è stata la crescita più forte dei prezzi per i beni non alimentari (10 percento).

I salari e le pensioni reali sono invece cresciuti relativamente poco nell’anno (solo +0,8%). In queste condizioni, l’espansione dei consumi è stata garantita, in modo significativo, dal credito al consumo.

Secondo Rosstat nei primi due mesi del 2012 il commercio al minuto è cresciuto del 7,3% rispetto ai primi due mesi del 2011, mentre i servizi del 4,1 percento.

I mercati che sono cresciuti di più nel 2011 sono quello delle automobili (+24% rispetto al 2010), quello degli apparecchi fotografici (+22,4%), dei computer (+19,1%), delle bibite non alcoliche (+15,8%), della frutta fresca (+10,2%). Il consumatore russo si orienta, quindi, secondo le possibilità economiche, piuttosto verso un modello di tipo nordeuropeo, concentrato su tecnologia e salutismo.

In queste condizioni prosegue il costante incremento delle importazioni, a tassi superiori a quello delle esportazioni:

- l’import, pari a 305,3 miliardi di dollari, ha registrato un +33,4% nel 2011 rispetto al 2010
- l’export pari a 516,0 miliardi di dollari è cresciuto del 30,0 percento.

Rimangono grandi incognite circa l’andamento delle importazioni russe dopo l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio. Per molti settori dovrebbero ridursi le tariffe doganali, e si tratta di settori di immediato rilievo per i consumatori: medicinali, prodotti agricoli, automobili, tessile. È quindi lecito attendersi un incremento delle importazioni ancora superiore.

L’economia reale

Nel 2011 il Pil è risultato superiore del 4,3% rispetto all’anno precedente:

- nella prima parte dell’anno hanno avuto importanza maggiore la crescita dell’industria estrattiva e la reintegrazione delle scorte
- nel secondo e terzo trimestre l’espansione della domanda interna è stato il main driver della crescita
- nella seconda metà dell’anno sono stati gli investimenti, l’edilizia e l’agricoltura a spingere l’economia.

Alla fine, secondo i dati del Ministero dello sviluppo economico, gli investimenti sono cresciuti dell’8,3% (Rosstat dà per gli investimenti una crescita stimata del 6,2% nel 2011 sul 2010), l’edilizia del 5,1% e l’agricoltura addirittura del 22,1 percento. Questi settori sono stati sufficienti a riequilibrare le tendenze alla stagnazione che si sono manifestate anche in Russia specialmente come conseguenza del rallentamento europeo.

Per la produzione industriale, è da segnalare che la produzione di alimentari, pelle, scarpe, coke, prodotti petroliferi, prodotti chimici, plastiche e gomme, mezzi di trasporto ha superato nel 2011 i livelli del 2008. Alla fine dell’anno si è confermato il record russo nella produzione petrolifera (la Federazione ha prodotto 10,27 milioni di barili al giorno, superando anche l’Arabia Saudita).

Diversamente, la produzione di macchinari, di elettrica ed elettronica, di strumenti ottici, prodotti metallurgici e materiali da costruzione è rimasta al di sotto dei livelli pre crisi.

Il ruolo degli investimenti nella crescita del 2011 è confermato anche dall’andamento delle importazioni, specie di macchinari e di mezzi di trasporto, trascinate dalla forza del rublo sul mercato dei cambi. Secondo gli esperti dell’Istituto Gaidar, questi dati segnalano l’anticipazione di un miglioramento dell’efficienza industriale.

Dopo il terribile 2010, il 2011 è stato un ottimo anno per l’agricoltura russa, con il terzo miglior raccolto dal 2000. La produzione di grano è aumentata del 54% (94 milioni di tonnellate) e sono cresciute significativamente le produzioni di riso, orzo, mais e di tutti i maggiori cereali.

Dopo la sospensione del bando all’export (in vigore fino a luglio 2011) sono riprese le esportazioni di grano a ritmi sostenuti verso Egitto, Turchia, Arabia Saudita, Israele, Italia, Spagna per un totale di 20 milioni di tonnellate di grano da luglio 2011 a gennaio 2012.

Considerata la siccità che ha colpito la gran parte del Mediterraneo, è possibile che l’export russo finisca per essere ancor più richiesto dai suoi tradizionali clienti. Nel gennaio-febbraio 2012 rispetto a gennaio-febbraio 2011 la produzione agricola è aumentata del 2,7% (dati Rosstat).

Tendenze e prospettive

A gennaio 2012, il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto le stime della variazione del Pil russo nel 2012 dal 4,1% al 3,5%. Il paese dipende così tanto dall’andamento dell’economia dei suoi vicini e clienti che risulta difficile fare ulteriori previsioni.

L’economia russa mostra in particolare dati più incoraggianti sul piano della produzione, meno su quello degli investimenti. Depurata della stagionalità, la produzione industriale è cresciuta dello 0,5% a gennaio rispetto a dicembre, e dell’1,6% a febbraio e più che l’industria estrattiva è stato il manifatturiero a garantire questo risultato (dati Rosstat).

Ma secondo il Ministero dello sviluppo economico, generalmente più pessimista, il Pil sarebbe calato a gennaio dello 0,1% rispetto a dicembre pur in presenza di una variazione della produzione industriale positiva del 1 percento.

Se cambio e inflazione dovrebbero rimanere stabili, i rischi vengono piuttosto dall’andamento dei mercati internazionali, dalle criticità del sistema bancario russo, dalla crescita del deficit e del debito pubblico, dalla diminuzione dell’attivo commerciale a seguito di riduzione dell’export e aumento dell’import.

Complessivamente, il perdurare della crescita economica nazionale e di quella dei consumi, il miglioramento dell’efficienza delle aziende, fanno sì che la Russia si prospetti anche quest’anno, specie in paragone alla nuova recessione europea, come un mercato di estremo interesse sia per i produttori di beni al consumo che per quelli di beni intermedi.

Nel 2011 i redditi reali disponibili, secondo i dati ufficiali Rosstat, sono cresciuti dello 0,8%; sempre nel 2011 il salario medio è stato di 23.532 rubli, cioè al cambio medio di 29,28 rubli per 1 dollaro pari a 803,6 dollari, a febbraio 2012 il salario medio è stato di 24.220 rubli, cioè al cambio medio di 29,27 rubli pari a 827,4 dollari al mese.

Il 13% della popolazione russa vive al di sotto della soglia di povertà e il 39% si considera povero.

Nel 2011 il commercio al minuto è stato pari a 19.075,0 miliardi di rubli (+9,5% rispetto al 2010) al cambio ufficiale di 31,06 rubli per un dollaro pari a 651,4 miliardi di dollari, di questi sono stati venduti prodotti alimentari per 9.122 miliardi di rubli (+3,6%), al cambio ufficiale pari a 311,5 miliardi di dollari e prodotti non alimentari per 9.954 miliardi di rubli (+10,7%), cioè pari a 339,9 miliardi di dollari al cambio ufficiale.

Nel 2011 rispetto al 2010, sono aumentate le vendite di pollame del 10%, quelle di prodotti a base di carne del 9,3,0%, mentre quelle di carne bovina sono state stabili con tendenza positiva, +0,2%; le vendite di pesce e prodotti ittici sono cresciute del 8,2 percento. Per i latticini l’aumento è stato del 4,6%, di cui in particolare per i formaggi grassi del 7,3% percento. Le vendite di prodotti di pasticceria sono aumentate del 6,5%, quelle della pasta del 6,4% e quelle del pane e dei prodotti di panificazione del 2,6 percento. In forte aumento le vendite di verdure fresche (+13,2%), di bevande analcoliche (+13,0%), di frutta fresca (+12,7percento).

Per quanto riguarda i beni durevoli nel 2011, rispetto al 2010, il maggiore incremento delle vendite si è avuto per le autovetture (+24,0%), seguite dalle macchine fotografiche (+22,4%), dai computer (+19,1%), dai componenti e accessori per auto (+18,5%) e dai televisori (15,6%). Tra il 13 e il 10% sono aumentate le vendite di registratori, di giochi, di cosmetici e profumeria, di lavatrici. Le vendite di telefoni cellulari sono cresciute dell’8,1% e quelle di frigoriferi e congelatori dell’8 percento.

Di un 7% sono aumentate le vendite di tessuti, di benzina per automobili, di stoviglie, di articoli sportivi e di detersivi. Le vendite di orologi e mobili sono aumentate rispettivamente del 6,8% e del 5,8%, di un buon 5,8% sono aumentate le vendite di calze e calzini, di sapone da toeletta e da bucato, di biciclette e moto. Le vendite di calzature in pelle sono aumentate del 4,7% e hanno costituito il 2,5% delle vendite totali al minuto.

Un incremento minore si registra per le vendite di libri, giornali e riviste (+3,7%), di abiti confezionati (+3,6%), di articoli per la casa (+3,4%), di medicinali e prodotti sanitari (+3,4%), di materiali edili (+3,1%), di biancheria (+2,8%) e di pellicce (+2,4%).

In negativo tra i beni durevoli sono state solo le vendite di gioielli, -3,2% rispetto al 2010.

Nei primi due mesi del 2012 il commercio al minuto è stato pari a 3.030,7 miliardi di rubli (103,5 miliardi di dollari), cioè il 7,3% in più che nei primi 2 mesi del 2011, di questi il 47,4% sono stati prodotti alimentari (pari a 1.438,1 miliardi di rubli, al cambio medio 49,1 miliardi di dollari) e il 52,6% sono stati prodotti non alimentari (pari a 1.592,6 miliardi di rubli al cambio medio 54,4 miliardi di dollari).

La produzione industriale

Nel 2011, rispetto al 2010, la produzione industriale è aumentata del 4,7%, nei primi due mesi 2012 rispetto ai primi 2 mesi 2011 è aumentata del 4,9 percento.

Il settore maggiormente dinamico nel 2011 è stato quello della produzione dei mezzi di trasporto (+24,6% rispetto al 2010), seguito da quello di materie plastiche (+13,%), dalla produzione di macchinari e impianti (+9,5%). Vengono poi la produzione di altri prodotti minerali non metallici (+9,3%) e quella di pelletteria e calzature (+8,6%). Seguono l’industria chimica (+5,2%), quella di elettrotecnica, elettronica e ottica (+5,1%), della lavorazione del legno e prodotti del legno (+4,0%) e dell’industria metallurgica (+2,9%) e della produzione di carbone coke e prodotti petroliferi (+2,9%).

Con un ritmo di crescita inferiore, ma sempre positivo rispetto al 2010 sono: la produzione di tessile e abbigliamento (+2,6%), quella di cellulosa, carta e industria poligrafica (+1,8%) e il settore alimentare (+1,0%).

L’estrazione di materie prime combustibili sempre nel 2011 rispetto al 2010 è aumentata dell’1,9%, mentre la produzione, distribuzione di energia elettrica, gas, acqua è cresciuta dell’1,4 percento.

Nei primi due mesi del 2012 la produzione industriale è aumentata del 4,9% rispetto ai primi due mesi 2011 e nella fattispecie l’industria manifatturiera è cresciuta del 5,6 percento. La produzione di macchinari e impianti è salita del 28,3%, quella di mezzi di trasporto del 23,4% e della elettrotecnica, elettronica e ottica del 16,8%.

Con un aumento superiore al 10% sono anche la produzione di altri prodotti minerali non metallici e quella di cellulosa, carta e industria poligrafica. Il settore alimentare ha registrato un aumento del 6,8%, quello metallurgico del 5,9%, quello delle materie plastiche del 3,9% e quello di carbone coke e prodotti petroliferi del 3%, mentre la lavorazione del legno e dei prodotti del legno si è stabilizzata (+0,6%). In calo sono invece l’industria chimica (-1,4%), il tessile e abbigliamento (-4,7%) e l’industria delle pelletteria e calzature (-10,3%).

Russia Export, da materiali NewsMercati.com

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